Cristina Yang
In una serie di Grey’s Anatomy accade un colpo di scena: Cristina Yang non vuole più operare e si mette a fare una serie di altre cose che non c’entrano molto con la medicina, ma che le consentono di non pensare a quello che sta lasciando e al perché. Poi sente una specie di richiamo della foresta (in questo caso un’ambulanza) e si rimette a praticare il suo lavoro di sempre.
A volte mi chiedo perché le cose che ci piacciono siano proprio quelle che ci spaventano di più, tanto da allontanarci. Sono giunta a due conclusioni. Una è che forse determinate persone gestiscono peggio di altre i loro doni e che sia solo una questione di amministrazione delle proprie risorse. L’altra è che la maggior parte di questi problemi vada archiviata sotto la voce seghe mentali, la cui unica soluzione è mettersi a fare quello che piace, senza pensarci più di tanto.
Mentre ci ragionate posso dirvi che quest’ultimo periodo è stato intenso, pazzesco. Ed è forse per una risultante di diversi movimenti facenti capo al suddetto periodo che lo scorso sabato sono andata al Traffic e ho ascoltato due gruppi con cui già in passato ho avuto a che fare: i Deflore e i Tomydeepestego.
Se dovessi spiegarvi i Deflore e il loro approccio alla musica vi citerei un film come Strange Days o Johnny Mnemonic. Avete presente quelle scene con dei gruppi che suonano in locali vagamente industriali, con vestiti cyberpunk e componenti metalliche mischiate alla pelle? Ecco, i Deflore sarebbero perfetti come colonne sonore di film di questo tipo. Un duo con un ottimo gusto che si palesa in una bella fusione di melodia e freddezza chirurgica. Suoni cupi su ritmiche invasive e claustrofobiche perfettamente valorizzate dalle linee di basso prepotenti e tuonanti che aggiungono la profondità più tenebrosa all’ossessione della chitarra. Niente batteria. Computer, synth e qualche altra diavoleria, lavorano insieme alle componenti umane per dare vita ad un Frenkestein sonoro, industriale e martellante, che li vede un po’ sacrificati in serate di puro ascolto, o poco interattive come quella di sabato. La musica dei Deflore, per come la vedo, è roba che va vissuta in posti pieni di gente, ballata, lasciata salire come la migliore anfetamina, magari mentre fuori si verifica qualcosa di apocalittico. Per farla breve è energia che va impiegata e trasformata, non lasciata lì a spegnersi.
Di tutt’altro avviso sono invece per i “Tomyecc..”. Codesti si inseriscono bene in una serata che a come fil rouge le derive strumentali del noise, in particolare il post rock, e meritano un ascolto poco invasivo, riflessivo, direi. I Nostri hanno regalato ai presenti una performance intensa, a colori freddi come un disco dei Sigur Ros, fantasiosa come un disco dei Mùm. Due chitarre, un basso e una batteria, più qualche inserto fuori campo, per dare vita a dei pezzi oscillanti tra momenti aggressivi e pesanti come pezzi di piombo, in perfetto stile doom, e suoni aperti e luminosi che ritengo siano la parte più interessante del loro repertorio. Limpidi, estatici e bene equilibrati, con armonizzazioni gustose ed emotivamente molto coinvolgenti, ho trovato questi Tomydeepestego davvero interessanti, del tipo che vi ci potreste anche un po’ perdere dentro.
Subsound Records è il marchio che segna queste due realtà mute che vi invito caldamente ad ascoltare.
Per quel che mi riguarda, sono tornata ad operare.
LaPunk
