Bacini, dub e rock’n’roll
Serata fortunata. Non piove, non fa freddo e trovo anche parcheggio a un tiro di schioppo dal Circolo. Gaudio e giubilo. L’esperimento reggae di “Primitivi del Futuro” dei Tre Allegri Ragazzi Morti non mi ha convinto in toto, ma ad ogni modo l’aver avuto il coraggio dopo quindici anni di punk-rock di mettersi in gioco con un genere completamente diverso è cosa apprezzabile e da lodare, indipendentemente dal prodotto finale.
Birra preliminare ed eccomi dentro, alla ricerca del banchetto dei TARM per comprare la maschera. Finalmente sono un ragazzo morto anch’io. Qualche minuto ed entrano quelli veri, Molteni, Masseroni e Toffolo, assistiti sul palco dalla chitarra aggiunta del “topo” Stefano Pasutto, nascosto dietro il cappellone da roditore. L’avvio è tutto reggae: “Primitivi del futuro”, “Mina”, “Puoi dirlo a tutti”, “La faccia della luna”, “La ballata delle ossa”, e una bella versione acustica di “Codalunga” cantata e suonata dal solo Toffolo. Questo esordio fa un certo effetto, ma il risultato è piacevole. C’è chi apprezza di più, chi di meno, ma a occhio e croce si stanno divertendo tutti. Bello. La serata decolla definitivamente con le canzoni di vecchia data: “Il principe in bicicletta”, “Ogni adolescenza”, “Bella Italia”, “Voglio”. La forsennata “Signorina Primavolta” crea scompiglio tra le prime file, mentre vado in estasi subito dopo per “Batteri”: quei trenta secondi valgono da soli il prezzo del biglietto, e sono felice come una Pasqua. Ci si rituffa in sonorità caraibiche per qualche minuto, e storco un po’ il naso quando i ragazzi di Pordenone si lanciano in un medley di brani anni ’90 – tra cui “Quindic’anni” e “Fortunello” – rivisitati in chiave reggae. Non mi fa impazzire, ma comunque non intacca il bilancio finale della serata. Bis. Toffolo entra richiamato, come rituale, dai vaffanculo del pubblico: “La vita è cattiva ma non l’ho inventata io, il concerto di Tre Allegri Ragazzi Morti finisce qui!”, dice, ma sappiamo tutti che non è vero. Si ricomincia. “Mio fratellino ha scoperto il rock’n’roll”, “Francesca ha gli anni che ha”, “Questo è il ritorno di Gianni Boy”, “Occhi bassi”. Quasi vorresti che non finisse mai, e invece finisce. I saluti finali arrivano sulle note de “La tatuata bella”, cantata a cappella da tutti e quattro. Stage diving di Masseroni, lancio delle mascherine, applausi e ciao a tutti.
Da un concerto così si esce in pace col mondo. Torni adolescente per un’ora e mezza: balli, canti, urli, completamente svuotato dai pensieri del lavoro o dell’università. Torni ai primi innamoramenti, alle litigate coi genitori, alla bicicletta. Un’oasi di felicità. L’incredibile spetaculo de la vida, l’incredibile spetaculo de la muerte.
Ogniadolescenza
